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Maman


Maman

Buio.
Entro da sinistra con pila a illuminare percorso zigzagante, tipo Franca[1], pancia in fuori, mani dietro la schiena.
“Mo”
Continuo a camminare, poi mi rifermo e più forte chiamo “Mooo”
Cammino indi mi rifermo e richiamo “Mooo ando stai”
Arrivo all’estrema destra e con tutta la voce chiamo “Moooooooooooo”, l’ultimo o finisce spiaccicandomi sulla vetrina. Striscio per tutta la lunghezza sempre spiaccicata. Finché una mano invisibile mi strappa creandomi quasi un contraccolpo.  Allora lentamente mi appoggio con la sola fronte e riprendendo fiato canto –
Vago augellin, vola da lei
Nasconditi tra i suoi seni,
dille che l’amo più degli occhi miei
e che ne ho i coglioni pieni
Alzo la gabbietta, la guardo sconsolata, ritiro fuori la pancia e torno sui miei passi chiamando “Mo”, “Mooo” finchè raggiungo la sedia a ruote, mi ci getto e subito avanzo verso il vetro sempre chiamando “Mo”.
Come arrivo mi zittisco. Faccio silenzio. Indi attacco illuminata da due torce, una a destra e una a sinistra o forse una luce sola.
Va Maman.
Mo -  Ma?
Ma - (muta)
Mo - Ma?
Ma - (muta)
Mo - Maaaaaaaaaa?
Ma - Merda, che vuoi?
Mo - Lo sai?
Ma - Che?
Mo - (canta) Che l’autunno fa cadere tutte le foglie che il vento raccoglie portandole a te…(ridacchia)

Mo - Ma?
Ma - (muta)
Mo - Ma?
Ma - (muta)
Mo - Maaaa?
Ma - Merda, che vuoi?
Mo - Lo sai?
Ma - Eh! (come dire sì, che lo so povera matta)

(Sospiro)
Ma - Va a sospirà in ghetto
Mo -Non dirlo, non dirlo!
Ma - Oh, calmina eh?
Mo - Dici sempre le stesse cose.
Ma - Mi fai dire sempre le stesse cose!
Mo - Vabbè
Ma - Appunto.

Mo - Oi oi
Ma - Soffri nì
Mo - Sì
Ma - Pijiatela nder culo (ride)
Mo - Ma!
Ma - Mo!

Ma - Mo?
Mo - Ma?
Ma - Che fai?
Mo - Penso
Ma - A che?
Mo - A te che muori
Ma - Mo!
Mo - Tu chiedi io rispondo
Ma - A tua madre!
Mo - Embè?

Ma - Embe? Embè?
Mo - (muta)
Ma - Dopo tutti i sacrifici?
Mo - (muta)
Ma - Bestia, sei una bestia
Mo - Ma falla finita
Ma - A tua madre?
Mo - Falla finita

Ma - (frigna)
Mo - Non frignare
Ma - (frigna)
Mo - Non frignareee!
(frigna più forte)
Mo - Non frignareeeeeeeeee!!!!!!!!
Ma - (zittita) Chi frigna, chi frigna…
Mo - Eh, tu frigni. Smettila
Ma - Smettila tu, sono tua madre
Mo - Purtroppo

Ma - Oè ragazzì…
Mo - Che ragazzì e ragazzì, c’ho sessant’anni
Ma - Sono sempre tua madre
Mo - Purtroppo
Ma - Oè cambia disco
Mo - Oè hai rotto
Ma - Continua così, continua
Mo - Perché sennò?
Ma - (la schiaffeggia) Eh tu le tiri dalle mani!

Mo - Non permetterti mai più, intesi?
Ma - Oh che paura!
Mo - Crepa
Ma - Come?
Mo - Crepa!!! (la soffoca senza ucciderla)

Ma - Tutta tuo padre
Mo - Lascialo in pace è morto
Ma - Fammi fuori
Mo - Non ne sono capace
Ma - Ti aiuto io
Mo - Non voglio
Ma - Ci tieni alla vita eh?
Mo - Non meno di te e ancor meno dei proletari. Tu non hai che me, tua figlia…
Ma - Cosa vorresti dire?
Mo - Che sei una proletaria benché fascista, dovrei ucciderti solo per questo
Ma - C’è dell’altro?
Mo - Dimentichi che dandomi la vita mi hai dato la morte…
Ma - Se tutti la pensassero come te ci saremmo già estinti
Mo - Ecco
Ma - Fammi fuori
Mo - Perchè?
Ma - Per non sentirti più
Mo - Hai ragione: e invece no, ti condanno a vivere e a sentirmi urlare di paura quando verrà la morte, perché se c’è qualcosa di certo è che tu mi sopravviverai. Sto morendo, non fare finta di niente, non lo ammetto.
Ma - Non parlare così
Mo - Come quando ricordo del manicomo: “non parlare così”
Ma - (tossisce)
Mo - Non tossire
Ma - (tossisce più forte)
Mo - Non tossire!
Ma - (tossisce drammaticamente)
Mo - Non tossiree!!!

Ma - (tossendo) Non fumare, ti fa male
Mo - Ci risiamo
Ma - Soprattutto tu non dovresti fumare, con quello che hai avuto
Mo - Si chiama cancro
Ma - Ma ora stai bene
Mo - Bene, sì

Ma - Perché parli così? Guardati indietro: ora lavori…
Mo - …embè?
Ma - Il lavoro nobilita l’uomo
Mo - Mobilita vorrai dire, io amo l’immobilità, ha un che di eterno
Ma - Tu sei tutta matta
Mo - E’ una vita che me lo sento dire, finirò per crederci

Ma - Eri così carina da piccola, buona buona, dove ti mettevo stavi
Mo - E invece di preoccuparti eri contenta
Ma - Certo, c’era già tua sorella a fare il diavolo a quattro
Mo - Quante botte ha preso quanta violenza hanno visto i miei occhi
Ma - Sei ingiusta, dimentichi tutti i sacrifici
Mo - Già i sacrifici, come il frigorifero sempre pieno, il solito disco, retaggi post bellici. Ma non ti senti in gabbia, non vorresti urlare e spaccare tutto?
Ma - Si figlia mia
Mo - Embè?
Ma - Embè prego: prega vedrai che t’aiuta
Mo - Chi?
Ma - Dio figlia mia
Mo - Non permetterti mai più, intesi, io odio pregare
Ma - Non bestemmiare. Chi t’ha cambiato? Il teatro! Tutti matti, sboccati…
Mo - Alt! É stata la vita migliore, guai a te come parli
Ma - Perché sennò?
Mo - (la schiaffeggia) Tu le strappi dalle mani


Ma - (frignando) Almeno tu puoi dire di aver avuto una vita migliore, guarda me: prima tuo nonno, poi tuo padre ho sempre avuto un padrone. Volevo lavorare e mi dicevano che lavoravano solo le mignotte, pensa tu…

Mo - Eravate anche ricchi, c’era il ’68, la lotta delle donne. O forse appunto, non lo so più.

Ma - É la maledizione…
Mo - Ridaje
Ma - Eh ridaje. Lo sai no?
Mo - É tardi, dormiamo.

Ma - Tu sei l’ultima
Mo - Ridaje
Ma - Tu sei l’ultima delle sette generazioni maledette dal prete
Mo - Madre sto morendo non infierire
Ma - Maledette dal prete quando lo zio Ortensio entrò in chiesa a cavallo…
Mo - …dunque non c’è scampo, ma che dici?
Ma - Ricorda
Mo - Ricordo che non vi perdonerò mai di esservi convertiti al cattolicesimo
Ma - Non bestemmiare!
Mo - Non vi perdono di aver abbandonato la religione ebraica
Ma - Non bestemmiare!
Mo - Non vi perdono l’aver ceduto alle persecuzioni.
Ma - Ma che dici!?!
Mo - Ricorda tu piuttosto.
Ma - Siamo cristiani da secoli
Mo - Solo da tre
Ma - Non bestemmiare!
Mo - Basta! Si dorme

Ma - Un’ultima cosa, prima di spegnere la luce
Mo - Dì
Ma - Mi prometti d’essere più buona domani?
Mo - Dormi
Ma - Come quando eri secca secca e ti chiamavamo scrocchiazeppi?
Mo - Ma?
Ma - Dì
Mo - Dormi
Ma - Sì, dormo. Buonanotte Mo
Mo - Notte Maman.

Fine dialogo via luci su musica “Padrone mio” e contemporaneamente luci natalizie vetrina.
Toglo vestaglia infilo guanti neri fino al gomito e ridacchiando canto anch’io.
Mimo una direzione di banda
Fine musica. Buio.
Finis.



[1] Franca è, forse era, un’ospite degente della vicina casa famiglia a Via Madonna dei Monti: camminava gobba, rincagnata su se stessa, con la pancia tutta enfia e in fuori.

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